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Sintesi di classicità e modernità
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di Valerio P.Cremolini

Giardino Villa Bozano
La meraviglia è la gradevole e più immediata sensazione che si avverte entrando nel giardino di Villa Bozano
Gandolfi, singolare ed ariosa sede espositiva delle splendide sculture di Leonardo Lustig. Sembrano tutte fiorite
in quello spazio, tanto è palpabile la sintonia con le piante e le siepi che lo decorano. Lo sguardo corre verso
più direzioni ed è davvero appagato dalla espressività che accomuna le diverse opere in marmo, pietra, cemento e
bronzo. Esse custodiscono l'imperituro fascino per l'elegante ed indelebile esperienza scultorea delle civiltà
greca e romana, tracce della sensibilità etrusca, meditati collegamenti con le testimonianze più esaltanti
dell'epoca moderna (Rodin, Rosso, Martini, Messina, Bodini, ecc.). C'è anche la rispettosa traccia della incidente
e proficua collaborazione con Ivan Theimer, scultore che non osteggia la classicità, ma al contrario, trasforma

Giardino Villa Bozano
"l'antichità in attraente novità" (Giorgio Soavi).
Al centro della comunicativa e ben leggibile ricerca plastica di Lustig c'è sempre l'uomo, testimone delle
irrequiete vicende dell'universo, trait d'union del suo itinerario formativo, caratterizzato sin dagli esordi
da prolifica ed innegabile continuità creativa. Non si registrano, infatti, ad oggi, battute di arresto; la
modellazione è affrontata quotidianamente con rinnovato vigore, teso a conquistare una personalissima impronta,
compiuta sintesi dell'incontro tra classicità e modernità, accolta e ricercata nei diversi materiali, di volta
in volta adottati. Con essi lo scultore familiarizza e i risultati di tale appagante e costruttivo dialogo

Madonna con Bambino
sono esibiti in preziose opere figurative, che documentano il perseguito equilibrio tra pieni e vuoti, chiari
e scuri, materia e forma. Lo scultore predilige fissare la naturalezza dei personaggi, depurati da ruvidezze
espressive e da forzature che li allontanano dalla loro verità fisica. Così raggiunge, ad esempio, apici
significativi nella Madonna col Bambino, leggermente inclinata in avanti nel gesto di andare incontro. Ma
a Lustig non interessa tanto l'azione, pur mirabilmente riuscita nel cauto movimento, quanto la trasparente
dolcezza di emozioni non effimere. La lettura di questo e di altri lavori impone, pertanto, non solo di
soffermarsi sul soddisfacente riscontro di dettagli esteriori, ma esorta a scrutare e valorizzare la stimolante
tensione che alberga in essi, forgiata da un linguaggio assolutamente peculiare che, senza furiose virate,
si insinua limpidamente nel solco della modernità, pur sulla scia della riflessione sulla scultura dei tempi

L'innocente
antichi.
Siamo dinanzi ad una proposta di tutto rilievo, la cui analisi misura anche la nostra sensibilità
nell'affiancare con il cuore e con la mente la vocazione artistica di Leonardo Lustig, concretizzata in opere
che dimostrano freschezza ideativa e vitalità artistica in abbondanza. Peraltro, gli echi della tradizione
verista, felicemente sottolineata in alcuni esemplari ritratti, non contraddicono l'attenuazione della
componente descrittiva, che pervade significativamente un nucleo di sculture, contrassegnate da modellazione
più rapida e controllata solidità costruttiva. È tra gli obiettivi dello scultore suscitare un clima intimistico,
talvolta drammatizzato, sfruttando le potenzialità espressive e la carica comunicativa della materia, tanto

Concentrazione (particolare)
evidente in opere dalla morbida e moderata stilizzazione. Considerazioni che ci vengono spontanee ammirando
L'innocente, scultura in cemento patinato che celebra una tappa quanto mai convincente della vicenda
naturalistica di Lustig, esaltata nella non retorica perfezione della forma dall'evidente intonazione classicista.
Il tema sacro è altrettanto stimolante e viene affrontato come momento di non fugace responsabilità; l'artista
è attento a coniugare i volumi con lo spazio, che trovano nella luce l'alleato ideale e per questo
insostituibile. Lo spirituale si incorpora nella materia, che libera straordinarie e rasserenanti sensazioni
di vicinanza con l'Assoluto. È quanto si avverte nell'importante opera Il roveto ardente, collocata nella chiesa
di S.Antonio a Sestri Levante, dotata di energica plasticità e dominata dalla cosciente apertura alla fede. Alla

Roveto Ardente
materia, o meglio alle materie, lo scultore delega il compito di rappresentare sottili e fluide armonie, generate
da meditate modalità compositive, mirate ad affermare i contenuti del messaggio cristiano e le verità della
creazione.
La ricerca di Leonardo Lustig si situa nell'ambito di una figuratività vigilata che si svincola dalla
magniloquenza per privilegiare la visibilità di sapienti soluzioni plastiche. È un obiettivo che accompagna
ogni passo del giovane e denso tragitto dell'artista, che nel cemento patinato (Fanciulla in riposo, Figura,
Modello per concentrazione, Pescatorello, Abramo), nel marmo (Prigione, Concentrazione
In ascolto), nella pietra (Figura, Fanciullo), nel bronzo (Ballerina, Fanciulla, Il giocatore di scacchi,
Lettore, Madonna della Guardia), nella terracotta (Bustino, Ritratto, Madonna col Bambino), sviluppa una

Madonna della Guardia
linea rigorosa e coerente, aderente a coniugare la forma con i vari soggetti da rappresentare.
Sono persuaso che ogni artista lasci sempre traccia del proprio essere e che, pertanto, le opere contengano
di sovente significativi riferimenti autobiografici. Con i motivi che le hanno ispirate esse custodiscono
dubbi, interrogativi, pentimenti, sussulti interiori, allusioni sentimentali. Seguono la vita del loro
artefice che mai rinuncerà alla paternità. La scultura è una lingua viva (ma lo sapeva anche Arturo Martini,
perché nella sua fondata autocritica così la voleva) che il tempo non usura, capace di comunicare emozioni
e malesseri esistenziali, affermando senza toni didascalici il valore sociale della vocazione artistica,
che si concretizza nell'esaltante esercizio della creatività. L'uomo, chiamato in questo tempo di incertezza
ad essere promotore di un nuovo umanesimo, individua nell'arte la chiave più adatta a donare bellezza al
mondo e con la bellezza gioia e ammirazione. Leonardo Lustig, con il suo appassionato lavoro che parla di
bellezza, di valori sociali e spirituali è partecipe di questo processo, che libera abbondanti benefici
soprattutto a chi sa stupirsi dinanzi alla laboriosità di "geniali costruttori di bellezza".
Valerio P.Cremolini
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